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Divinita'

Com’è noto, tutte i culti precristiani, dopo l’avvento di quella religione monoteistica, sono stati etichettati, in maniera dispregiativa, con il termine “paganesimo”, che in estrema sintesi intendeva conglobare le religioni politeiste.

In realtà, almeno riguardo al druidismo, tale concezione è assolutamente errata; se è vero, da un lato, che tale culto prevede una serie infinità di divinità, è altrettanto vero che le numerose rappresentazioni di Dee e Dei non sono altro che l’estrinsecarsi dei loro aspetti nel quotidiano e con riferimento al ciclo della vita.

In realtà, nella cosmogonia della tradizione avaloniana, esiste un unico Principio Spirituale Superiore che rappresenta il tutto, il Dio non manifestato, racchiuso in se stesso il quale, per manifestarsi, prende la forma di una Dea e di un Dio, il principio femminile e maschile. Infatti il principio basilare del Druidismo può essere condensato secondo il postulato “Tutti gli Dei sono un unico Dio, tutte le Dee sono un’unica Dea”.

Sul piano materiale queste rappresentazioni altro non sono che il Sole – principio attivo – che vede come principale divinità rappresentante il Dio Lugh o Belenos e la Terra – principio ricettivo – la Dea Madre, la cui principale rappresentazione è Cerridwen.

Per meglio comprendere le origini e la spiritualità di una religione, è necessario calarsi anche nel tessuto sociale per capire il modus vivendi di quelle popolazioni. A tal proposito si riportano, in sintesi, alcuni passaggi tratti dal libro “Il Vischio e la Quercia” di Riccardo Taraglio:

“I Celti si possono considerare un popolo animista poiché vedevano nelle differenti forme della natura l’espressione del divino. La religione celtica non prevede dogmi o una verità rivelata, ma piuttosto un insieme di conoscenze e rituali messi insieme dalla ricerca continua sulla natura dell’uomo e dell’universo.

Per i Celti la società umana e la sua organizzazione erano un semplice riflesso di un ordine ben più vasto e per questo motivo l’uomo tentava di riprodurre in se e nel proprio gruppo, le forme e le linee divine per rientrare in un’armonia generale produttrice di benessere. Il cielo e la terra erano come specchi nei quali reciprocamente si riflettevano l’armonia e la bellezza del mondo spirituale e pertanto ogni soggetto, stelle e pianeti, alberi e rocce, acque e vento animali e umani, sentimenti e pensieri, divenivano espressioni divine manifestate. Gli dei e gli uomini condividevano gli stessi obblighi nei confronti delle Leggi Universali della Vita e sia gli uni che gli altri mostravano un’organizzazione simile, tale da giustificare il riconoscimento e il rispetto di tali leggi. Lo Spirito che si manifesta nella dimensione della materia si esprime con una triplice sembianza; da qui il concetto di triplicità fortemente presente nella cultura celtica che ritroviamo nelle Tre-Dee-in-Una, nei Tre-Dei-in-Uno, nelle Triadi bardiche e nel simbolo del Triskele.

Ogni Dio è sia un rappresentante di un solo aspetto dell’OIW, sia dello OIW stesso che riunisce in se tutti gli aspetti di Forza, Saggezza e Bellezza”.

Fatta questa doverosa premessa, passiamo ad elencare quelle che possono essere considerate le divinità “maggiormente significative” della tradizione avaloniana.

RHIANNON – La Madre, la grande Regina.

Con la sua umanità ci esorta a vivere pienamente, accettando anche il dolore e le sofferenze come facenti parte del nostro cammino personale. Ci insegna il perdono, la pazienza, la sopportazione e l’amore materno.

Nel mito Rhiannon compare su una collina in groppa ad un destriero e circondata da uccelli; un eroe la vede e ne resta folgorato. Lancia pertanto il suo cavallo al galoppo per raggiungerla, ma non riesce mai ad avvicinarsi nonostante l’andatura lenta della dea. A quel punto sconsolato, le rivolge gentili parole di richiamo e sarà allora la dea a manifestarsi. Tale simbologia rappresenta il piano dell’anima che si raggiunge solo attraverso l’armonizzazione della bellezza.

Dalla loro unione felice nacque così un robusto bambino, ma la notte stessa della nascita egli sparì e le balie della regina, temendo di esserne incolpate, uccisero un cane e con il suo sangue macchiarono il viso e le mani della dormiente Rhiannon, di modo che tutta la colpa ricadesse su di lei. Grande fu il dolore e Rhiannon fu condannata a stare a guardia delle porte della città e a portare sulle sue spalle ogni persona volesse recarsi alla reggia, raccontando la sua storia. Rhiannon si fa quindi cavalla lei stessa, e nel momento del bisogno fa risorgere in lei lo spirito del suo animale totemico.

Per tre anni durò la sofferenza finché un giorno giunse a corte un contadino, recando con sé un bambino simile nelle fattezze al sovrano. Il figlio perduto fu quindi ritrovato, e la regina poté tornare ad occupare il posto che le spettava.
Rhiannon è una Dea della vita e una Dea della morte, infatti suoi compagni, oltre al cavallo, sono tre magici uccelli il cui canto addormenta i vivi e risveglia i morti.
Lei è l’incubo notturno che porta sogni e visioni.

Il periodo a lei dedicato ricade nella parte di luce dell’anno.

CERRIDWEN – La Signora della Trasformazione, l’Anziana, la Maga

Era la Dea che possedeva il calderone magico della rinascita. Cerridwen ci invita a non aver paura dei cambiamenti, perseverando nel nostro lavoro in maniera costante con coraggio e sacrificio, per ottenere il giusto risultato. Ci induce inoltre a meditare sul nostro lato oscuro, rappresentato dall’utero della Dea, dal quale siamo nati.

Gli animali sacri di riferimento sono il corvo, il falco e il salmone e il periodo a lei dedicato ricade nella parte più buia dell’anno.

Spesso considerata equivalente Gallese di Brighid, Cerridwen è la Dea dell’ispirazione, dell’intelligenza e della conoscenza. Il suo nome significa “Porta di Dio” o “la Porta verso Dio”, infatti lei è realmente una porta che immette alla presenza di Dio essendo creatrice di tutto ciò che esiste, attraverso di Lei si compie l’eterna sublimazione dell’Essere.

E’ lo spirito della notte e del corpo addormentato della terra dell’inverno, il regno dei morti, contrapposto alla terra dell’estate.

Dea lunare che, secondo il mito, utilizzava sei erbe magiche, per preparare la sua pozione Greal o Graal, sobbollite nel suo calderone Awen che è l’essenza della vita, l’energia creativa, il tocco degli dei del cielo sulla terra.

La pozione doveva bollire a fuoco lento per un anno e un giorno (tempo simbolico che rappresenta la preparazione, lo studio e la pratica che precedono la realizzazione della magia) e alla fine di quel periodo produceva le tre gocce di saggezza. Le tre gambe su cui poggia il calderone, ricordano la triplice divinità della luna e del divino femminile. Sono presenti anche i quattro elementi della vita: l’acqua che lo colma, il fuoco che lo fa ribollire, le erbe al suo interno che provengono dalla terra e nell’aria, il vapore ed il profumo.

 Tra i suoi attributi riconosciamo anche l’onniscienza, in quanto conosce passato presente e futuro di ognuno e in virtù di ciò simboleggia il collegamento fra le vite passate e quelle che dovranno venire. Cerridwen è anche esperta nelle arti della divinazione. Ella dona agli umani i sogni e le visioni che, se interpretati saggiamente, portano a grande chiarezza.

BLODEUWEDD – La Fanciulla, la vergine cacciatrice

La Dea ci invita ad essere noi stessi fino in fondo, ad avere il coraggio di andare anche controcorrente se le nostre scelte non sono condivise dagli altri. Narra infatti la leggenda tratta dai Mabinogi, che la fanciulla fu plasmata da nove boccioli di fiori per opera di due maghi e data in sposa a Llew Llaw, figlio di Gwidyon.

Blodeuwedd però si innamorò di un altro uomo con il quale congiurò per uccidere il marito. Llew Llaw riuscì a scampare alla morte rimanendo gravemente ferito e Gwidyon punì la fanciulla condannandola a vivere sotto forma di civetta.  Blodeuwedd è la fanciulla vergine, lo spirito libero e vitale della donna, colei che si apre allo sbocciare della vita. E’ un soffio di brezza primaverile, questa è la sua essenza. Così come i due maghi non possono ingabbiare lo spirito della natura in forma umana per piegarlo a loro piacimento, così noi invochiamo la Dea per sentirci liberi e mai assoggettati dagli altri.

Gli animali sacri di riferimento sono la civetta e il gufo e il periodo a lei dedicato ricade nel periodo della primavera.

ARIANRHOD – L’iniziatrice

Come il suo simbolo, la ruota del destino, gli insegnamenti della Dea ci infondo il coraggio di superare le prove che ci si trovano davanti al fine di far quadrare il cerchio. Ci insegna che il tempo è circolare, per cui ogni fine non è altro che un nuovo inizio.

L’animale sacro di riferimento è il gufo e il periodo a lei dedicato è l’inizio dell’estate.

Secondo il mito, era la figlia prediletta e più potente di Dana e Beli. Il suo nome significa “Ruota d’Argento” o “Madre molto prospera”. Signora della Via Lattea, Dea delle stelle, della luna, della fertilità, della magia, della giustizia e della reincarnazione. Fortemente legata al mare, come la luna, il suo viso è diafano e misteriosamente incantevole e la sua bellezza impareggiabile. Lei accompagna i morti oltre il velo, ma fa anche il percorso inverso, cioè conduce dalla morte alla vita e sin dalla nascita illumina la strada nell’oscurità, dunque rappresenta anche il coraggio di avventurarci dove non conosciamo la strada, il coraggio di andare oltre i nostri limiti.

Arianrhod è considerata una Dea Vergine e Madre, dunque iniziatrice per eccellenza, Signora del Destino Personale, colei che ci mette alla prova per testare la nostra integrità e farci scoprire quella forza interiore, quella consapevolezza a cui solo nei momenti di dolore e difficoltà riusciamo ad accedere. E’ una madre giusta che ci spinge a realizzare il nostro pieno potenziale, a vivere pienamente ed essere ciò che siamo nate per divenire.

Il suo mito lega profondamente Arianrhod ad Avalon e alle mitiche isole dei morti dell’occidente celtico, in cui la Dea e le sue figlie accolgono i re morenti.

BRANWEN: Donna bellissima

E’ la Dea più rappresentativa in quanto ci invita a sollevare i veli dell’illusione e a superare le dualità, spingendoci a sintetizzare gli aspetti del divino.

Gli animali sacri di riferimento sono i piccoli uccelli, non vi è un periodo particolare perché è presente in tutti i cicli dell’anno.

MABON: Il fanciullo, rappresentato da un giovane cervo e dall’equinozio di autunno.

E’ il Dio giovane, il principio da cui si genera la formazione dell’anima, l’iniziato che comincia il suo cammino. E’ anche visto come il giovane Merlino o, per la tradizione cristiana, potrebbe essere equiparato al Cristo bambino. Nella leggenda Gallese viene rapito, appena nato, dalla madre Modron (la Grande Madre) e imprigionato nel suo grembo, in cui però vive felice; in seguito liberato da Re Artù può “rinascere” portando la nuova luce nel mondo. 

Crescendo si manifesta nei suoi due aspetti, Cernunnos e Belenos.

CERNUNNOS:

E’ la parte terrena, oscura e istintuale del Dio Mabon cresciuto (Re Cervo). Si rappresenta seduto con le gambe incrociate (tipo posizione yoga), con un torque (collana celtica e simbolo di saggezza) nella mano destra e un Serpente con la testa di Ariete (il fuoco degli istinti) nella sinistra. E’ pertanto il Dio che collega la testa al cielo; rappresenta gli istinti, ma con l’obiettivo di dominarli. Rappresenta naturalmente NERZ (la forza) e a lui sono legati i rituali di fertilità. La connotazione solare con la sua luce “nutriente” è una promessa di abbondanza per la crescita dei raccolti.

BELENOS (tradizione avaloniana) –LUGH (tradizione irlandese):

E’ l’aspetto luminoso e solare del Dio Mabon adulto (Disco Solare). E’ un Dio nella pienezza della gioventù che incarna la bellezza e l’amore. E’ evidente la simbologia con l’unione sessuale: i raggi del sole penetrano nella terra umida e danno inizio alla vita. Legato all’intelligenza è dotto in tutte le attività, dalla poesia, alla metallurgia, all’arte della guerra. La leggenda ci narra di Lugh come colui il quale realizza la profezia e riconcilia i Tuatha e i Fomori uccidendo il nonno Balor. Presente in quasi tutte le tradizioni celtiche, la diversità tra i vari miti (gallesi e irlandesi) producono sfumature difformi sui racconti legati al leggendario personaggio.

In altre tradizioni può essere accostato ad Apollo o a Mercurio. Rappresenta naturalmente KARANTEZ (la bellezza) e a lui è dedicata la festa di Beltane, anche se è celebrato il 1 agosto con la festa del raccolto.

Andando ancora avanti il Dio (e quindi l’iniziato) matura e diventa saggio riunendo in se i due aspetti, oscuro e luminoso diventando DAGDA.

DAGDAOGMA: E’ l’aspetto del Dio che incarna la Saggezza (SKIANT).

E’ il Druido primordiale, il Dio Saggio che ha saputo riunire insieme forza e bellezza ed è pertanto pronto ad infondere la sua conoscenza agli altri iniziati. E’ il punto di riferimento per ogni Sacerdote e ogni Sacerdotessa.

Di Dagda si dice che sia stato il più grande dei Tuatha de Danan, signore della conoscenza e Sole di tutte le Scienze. Fu un regnante grande e generoso per 80 anni, chiamato anche Eochaid Ollathair, il Padre di Tutti, potente e pieno di talenti. Possedeva una mazza a doppia terminazione: con un capo poteva uccidere nove uomini in un colpo solo, mentre con l’altro poteva riportarli in vita.

Utilizza il linguaggio degli alberi, ma solo per la loro conoscenza e per memorizzare concetti, l’Ogam infatti, pur essendo in un certo senso un alfabeto in quanto i simboli corrispondono a lettere, non veniva usato per scrivere gli insegnamenti (ne era vietato l’uso ai Bardi) in quanto la trasmissione della conoscenza doveva essere esclusivamente orale.

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