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Solstizi ed Equinozi

I Solstizi e gli Equinozi, com’è noto, stanno ad indicare la posizione del Sole lungo il piano eclittico rispetto all’asse di rotazione della Terra. Durante gli Equinozi i suoi raggi sono allo Zenit dell’Equatore, cioè formano un angolo di 90° con la superficie terrestre per cui in tutti i punti della terra ci sono 12 ore di luce e 12 ore di buio; nel Solstizio d’estate il Sole è allo Zenit del Tropico del Cancro, mentre in quello d’inverno allo Zenit del Tropico del Capricorno e in entrambi i casi i raggi del Sole sono tangenti ai circoli polari. Nel primo caso comincia l’estate in tutto l’emisfero boreale, durante il Solstizio d’inverno invece, l’estate si manifesta nell’emisfero australe. In pratica i Solstizi e gli Equinozi, per i più,  rappresentano esclusivamente momenti dell’anno che indicano la durata del giorno e della notte e, alle nostre latitudini, segnano anche il passaggio da una stagione all’altra. Ma c’è di più!

 

Gli studi e le ricerche archeologiche dell’ultimo cinquantennio, ancorché non sempre riconosciute dalla scienza moderna e ufficiale, hanno evidenziato notevoli conoscenze astronomiche dei popoli antichi e di civiltà ormai morte e sepolte, che ci avrebbero lasciato segni tangibili di tali capacità quali, su tutti, il sito di Stonehenge, un vero e proprio osservatorio astronomico, piuttosto che le famose piramidi site sulla piana di Giza. Secondo tali teorie, templi, cattedrali, monumenti, tombe e persino intere città, sarebbero stati orientate o allineate in corrispondenza di determinati corpi celesti e in date prestabilite.

Qual è il significato di tali messaggi? A questo interrogativo proveremo a rispondere più avanti dopo una brevissima, ma necessaria esposizione di alcune nozioni elementari di astronomia.

La terra compie due movimenti contemporaneamente; uno rotatorio, su se stessa, in senso antiorario e della durata di ventiquattro ore e uno orbitale intorno al sole, sempre in senso antiorario, il cui periodo dura circa 365 giorni. L’orbita della terra pertanto, forma un cerchio intorno al sole che, idealmente diviso in 12 spicchi di 30 gradi l’uno, forma le dodici costellazioni. Questo movimento orbitale è scandito dai 4 punti cardinali cui fanno riferimento gli equinozi e i solstizi.

Particolare importanza assume l’equinozio di primavera il quale fissa ogni anno l’inizio del segno dell’ariete, ovvero il grado zero dello zodiaco. Attenzione: si parla di segni e non di costellazioni, poiché la costellazione che ospita il sole durante l’equinozio di primavera non è sempre la stessa, ma varia molto lentamente nel corso dei millenni. E’ quest’ultima osservazione che sembra possa aver portato i popoli antichi alla scoperta di un ulteriore movimento da parte della terra, chiamato appunto, precessionale. Immaginando di visualizzarlo con un esempio, si pensi al moto quasi scomposto di una trottola al termine della sua rotazione; il giocattolo sembra faccia di tutto per rimanere in equilibrio e non cadere. Tornando alla Terra, tale terzo movimento potrebbe avvenire a causa della forza di gravità esercitata dal Sole e dalla Luna in corrispondenza dell’equatore, che tendono a modificare l’inclinazione dell’asse terrestre; è come se la terra ponesse in essere un meccanismo di autodifesa per bilanciare tale attrazione. Come detto, il moto precessionale è molto lento e sembra che, in relazione a tale variazione, l’asse terrestre si sposti di un grado (grado precessionale) ogni 72 anni. Conti alla mano, l’equinozio resta in una costellazione per circa 2160 anni, mentre occorrono circa 26000 anni al sole per attraversare tutte le dodici costellazioni.

La costellazione di turno, definita costellazione “pilastro” in quanto si trova sempre ad est del sorgere del Sole, segna l’inizio di una nuova era (e pertanto la fine di quella precedente).

Quando negli antichi scritti troviamo il mito dei diluvi, della terra emersa o delle acque di sotto, ciò si riferisce ad avvenimenti o luoghi che non sono di questo mondo, ma che riflettevano vicende e sconvolgimenti astrali determinanti la fine di un’era per far posto ad un’altra. Pare che i primi calcoli risalissero all’Era dei Gemelli, circa 9000 anni fa, cui fece seguito l’Era del Toro riferibile alla civiltà degli antichi egizi, quindi quella dell’Ariete iniziata con le tavole di Mosè e infine l’Era dei Pesci che ha ovviamente visto come capostipite Gesù Cristo. Emblematico, a tal proposito un passo del Vangelo apocrifo di Tommaso:

 

“Un giorno Gesù ci spiegò i segreti delle stelle. Era un mattino di primavera. Dall’alto del colle vedevamo, nella pianura lontana, sorgere il Sole là dove nell’orizzonte ancora brillava una luminosa costellazione. “Passano le costellazioni – disse Gesù – dopo l’Ariete i Pesci e poi verrà l’Acquario. Allora l’uomo scoprirà che i morti sono vivi e che la morte non esiste”.

 

La prossima (se non ci siamo già dentro??) sarà l’Era dell’Acquario.

 

Vi sono circa 500 leggende similari al diluvio e di stampo apocalittico, tramandate prevalentemente dalle varie religioni di ogni angolo della terra; il messaggio è indubbiamente criptico, ma sembra proprio che i nostri avi volessero insegnarci il codice astronomico precessionale. Il fatto che le chiavi di lettura risultino così impenetrabili non deve sconvolgere più di tanto; se qualcuno di noi volesse lasciare un messaggio fruibile dai posteri a diecimila anni di distanza, probabilmente si comporterebbe allo stesso modo. Utilizzerebbe cioè un codice matematico inciso sulla pietra e lo tramanderebbe attraverso i “veicoli” della magia e della religione. A questo proposito gli antichi siti sopra menzionati, cui possiamo ricomprendere anche le cattedrali gotiche che Fulcanelli aveva definito “libri di pietra”, erano orientati in terra secondo la forma (in cielo) delle costellazioni dell’era di riferimento.

Alla luce di quanto esposto, troviamo una correlazione anche attraverso altri simboli esoterici. Esaminando il numero 72 ad esempio, che ricordiamo essere riferito allo spostamento, in anni, di un grado precessionale dell’asse terrestre, non possiamo fare a meno di constatare che i siti di Angkor in Cambogia e di Giza in Egitto che riproducono la stessa data iniziale di partenza (il 10500 a.c.), distino tra loro 72 gradi di longitudine. Inoltre settantadue sono gli angeli della cabala ebraica, come pure i principi del diavolo, i cospiratori di Osiride, i nomi di Dio, gli articoli della prima regola templare, come pure il numero delle cappelle identificate come luogo di custodia del Santo Graal. Universalità e radici comuni a dimostrazione del fatto che gli antichi, già da tempo immemorabile, conoscevano il fenomeno della precessione degli equinozi.

 

Naturalmente anche i Celti conoscevano tali fenomeni. Molte cerimonie infatti erano svolte a Stonehenge o in siti similari i quali, se pur retrodatati rispetto alla tradizione druidica, erano stati studiati da quei sacerdoti.

Sappiamo che nel ciclo arturiano grande rilevanza assume l’aspetto della cerca del Santo Graal. Guarda caso, tra le molteplici interpretazioni del famoso calice, la tradizione lo segnala anche come “una scala con sette gradini per andare in cielo”. Sarà pure una forzatura, ma l’antico messaggio tramandato, che aveva come punto di partenza l’era precessionale del Leone (la sfinge era allineata verso quella costellazione), arriva, dopo sette costellazioni, alla prossima era dell’Acquario. A questo punto, numeri e simboli legati al Graal, quali i dodici cavalieri della tavola rotonda e il simbolo del drago legato a re Artù (come la costellazione cui è allineato il sito di Angkor, diametralmente opposto a Giza), non risultano essere più casuali. Sempre basandosi sulle congetture, si potrebbe azzardare che anche i soggetti dei miti potrebbero non essere stati umani, ma presumibilmente rappresentare moti o posizioni di stelle e di costellazioni.

Il re pescatore, ad esempio, nonché il continuo riferimento ai pesci che tanto spazio occupa anche nella religione cristiana, potrebbe essere visto come una trasposizione dell’omonima costellazione (dei pesci) che da oltre 2000 anni ospita il sole nell’equinozio di primavera. Se allora accogliamo anche l’interpretazione secondo la quale il Graal possa essere anche la conoscenza del codice astronomico precessionale, appare ancor più plausibile il perché della molteplicità dei siti deputati alla sua custodia, trattandosi non di un oggetto fisico, ma di un sapere tramandato sotto forma di mito.

 

Passiamo ora all’esame delle festività solstiziali ed equinoziali.

 

I Solstizi e gli Equinozi erano comunemente denominati Alban e, nello specifico, Alban Arthuan il solstizio d’inverno, Alban Eiler l’equinozio di primavera, Alban Heruin il solstizio d’estate e Alban Elved l’equinozio di autunno. Nella tradizione successiva, soprattutto germanica, hanno perduto tale nome originario e ora sono più conosciuti, rispettivamente, come Yule, Osteara, Litha e Mabon

Alban Arthuan (Luce di Re Artù) – 21 dicembre – Solstizio d’Inverno

Rappresenta il momento di morte apparente del Sole che raggiunge il nadir e sembra lasciare spazio solo alle tenebre, ma contemporaneamente rinasce nel nuovo ciclo per arrivare al suo apice in estate. E’ il momento in cui, nel buio e in silenzio, ci fermiamo a riflettere e troviamo la nostra ispirazione. Non è un caso che le principali religioni fanno coincidere, in quel periodo, la nascita delle loro divinità (o dei loro profeti) quali, solo per citare alcuni esempi, Horus, Attis, Krishna, Dioniso, Mithra, Gesù, Tammuz e Odino.

La cerimonia, svolta intorno al fuoco, prevede un momento di lutto per la morte della luce e la successiva celebrazione per la nascita del sole bambino e del nuovo ciclo che ci consente di lasciare l’incertezza e l’oscurità alle spalle. Viene distribuito il vischio per le sue magiche proprietà di guarigione e fertilità e si appendono nelle case rametti di alberi sempreverdi che ci ricordano la continuità e di non temere l’inverno che arriva. La nostra guida è Arturo dell’Orsa Maggiore, la Stella Polare.

Alban Eiler (Luce della Terra) – 21 marzo – Equinozio di Primavera

E’ un periodo di risveglio, ma anche di rinnovamento; risveglio della Natura e manifestazione del ritorno della Dea. Dopo la nascita questo momento può rappresentare l’inizio dell’adolescenza in tutta la sua esplosione. Il Sole sorge a Oriente che nella tradizione è da sempre stato legato alla Saggezza. E’ dopo aver riflettuto infatti che si riescono a vedere le cose con maggior chiarezza.

Nelle celebrazioni sono preminenti i giochi, a dimostrazione della felicità per l’oscurità ormai lasciata alle spalle e la benedizione delle sementi. Colmi di energia si danza senza toccarsi in quanto la sessualità, già sbocciata, non è ancora consapevole.

I raggi del sole “cresciuto” che ora toccano la terra con più calore e cominciano a vivificare i semi, spronano anche noi nel percorso di crescita e di sviluppo interiore e intellettuale. Molto forte il simbolismo dell’uovo.

Nell’equilibrio rappresentato dall’equinozio sono presenti anche forze squilibranti dovute alle forti energie che mulinano in questo periodo. E’ un luogo comune infatti sentirsi talvolta spossati o fuori fase in primavera.

Alban Heruin (Trionfo della Luce) – 21 giugno – Solstizio d’Estate

E’ il giorno di luce più lungo dell’anno, quello che apre le porte all’estate, periodo in cui il sole esprime la sua massima energia e noi, analogamente, riusciamo a realizzare, in pienezza, ogni cosa, dai sogni alle faccende lavorative e non della nostra vita quotidiana.

Le relative cerimonie sono idealmente divise in tre parti: una veglia intorno al fuoco durante la breve notte, una cerimonia all’alba in attesa del sorgere del sole e un’altra a mezzogiorno quando l’astro è al culmine della sua potenza, ormai adulto e ben strutturato. E’ la ritualità che ha reso famoso, al giorno d’oggi, il sito di Stonehenge, luogo di raccolta dei moderni druidi di tutto il mondo.

Durante quei giorni si raccoglievano determinate erbe, in particolare l’Iperico (vedi argomento inerente l’erbario) e la rugiada, da cui si ricavava l’acqua lustrale utilizzata per purificare persone, ambienti e animali.

Nella tradizione si racconta che era uso fare tre giri intorno ai falò accesi sulle colline oppure far rotolare ruote di fascine infuocate dagli stessi fuochi fino alle pendici di quelle alture.

Vitalità e forza, sempre bilanciate dalla luce della saggezza, rappresentano principalmente il principio maschile e sono in questa festa simboleggiate dalla lama della spada del guerriero possente che muove la ruota solare.

Alban Elved (Luce dell’Acqua) – 21 settembre – Equinozio d’Autunno

L’estate è finita e ormai si procede alla fine della mietitura dell’ultimo raccolto (in particolare dell’uva) di cui Lughnasadh ne aveva segnato l’inizio. E’ di nuovo equilibrio tra giorno e notte, ma senza quell’agitazione ed instabilità che aveva portato la primavera. Si è ormai coscienti dell’inverno che incombe ed è quindi un momento di serena meditazione e conseguente accettazione di ciò che abbiamo portato a compimento.

Durante le cerimonie pertanto, si benedicono i frutti della terra che è la rappresentazione della Dea Madre, chiudendo il grande ciclo dell’anno che si era aperto con Samhain. Nelle agapi si usava spezzare una grande pagnotta rotonda e bere birra (o sidro o vino idromele), simboli dell’alchimia che trasforma il grano in pane e i cereali e i frutti in bevande, sempre nel ricorrente concetto di morte e rinascita, che poi venivano restituiti al suolo o al fuoco.

Molto forte il simbolismo dell’acqua.

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